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05 ottobre 2002 - estratto da "La Gazzetta di Mantova"
AMORE DI MADRE
Il libro viene presentato in questi giorni in gran parte d'Italia dall'autore e da un giovane
brasiliano Jorge Da Silva. [...]
"A dire il vero, tutto si basava su un'assurda ipotesi che si era materializzata nella mia mente:
la possibilità di conoscere i protagonisti di quella storia, le persone comuni". Con questa "assurda ipotesi"
Marco parte per un viaggio nel nord-est del Brasile e, come qualsiasi viaggiatore, è carico di speranze,
dubbi e pregiudizi che condizionano la sua mente. La pubblicità, la chiesa, la morale politica e il
pragmatismo occidentale sono un bagaglio troppo pesante per colui che si incammina alla scoperta del
nordestino brasiliano: il deserto, infatti impone le sue leggi e chi non entra nella mentalità del
contadino che coltiva il deserto, è meglio che torni a casa. [...]
Il ritmo lento del contadino che lotta quotidianamente con il deserto obbliga il lettore ad abbandonare
il ritmo frenetico del "primo mondo"; la cena preparata da Dona Zezè in un clima di calda serenità
familiare costringe il lettore ad interrogarsi su cosa vale veramente nella vita. [...]
Marco non risponde a queste domande; egli fa semplicemente parlare la realtà: la pentola sul fuoco,
la tegola sul tetto e la tazzina piena di caffè "trasparente" diventano tutti simboli che, passo
dopo passo, lo portano a una lenta crescita interiore.
Ma i pregiudizi sono duri a morire, sopratutto di fronte a quel giovane Deuzinho che cattura
l'attenzione del nostro narratore. [...]
Deuzinho è semplicemente classificato come "matto", ma nonostante tutto, diventa l'oggetto
d'amore e di infinite attenzioni da parte di Dona Zezè. Questa donna, con il suo quotidiano
peregrinare, diventa la santa della quotidianità. [...]
Nel nome di Dona Zezè sembra essere già segnato il destino dolce amaro di una creatura che
è costretta a stare in contatto quotidianamente con gli escrementi, proprio come una mosca Zezè.
Marco narra tutto questo con distacco, intervenendo solo per confessare le proprie paure e
le proprie miserie. [...]
E il lettore chiuderà questo libro con la convinzione che l'ipotesi ideale di conoscere
il mondo attraverso le persone comuni non era poi così assurda.
Articolo di Fabio Mantovani
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